A differenza del Coprinus comatus di cui ti ho già parlato, che si nutre di materia morta nei terreni rimaneggiati, il Lactarius deliciosus è strettamente micorrizico.
Questo fungo non può esistere senza i pini.
Instaura un rapporto simbiotico con le radici dei pini, in particolare con il Pinus pinaster (pino marittimo) e il Pinus pinea (pino domestico), entrambi comuni nelle quote più basse delle montagne toscane e lungo la costa.
Si tratta di un legame obbligato ed esclusivo.
Il fungo garantisce all’albero un assorbimento più efficiente di acqua e nutrienti, mentre l’albero fornisce al fungo i carboidrati prodotti con la fotosintesi.
Questo significa che non troverai mai questo fungo in una faggeta, sotto le querce o tra i castagni.
Quando esploro i luoghi per le mie escursioni micologiche, cerco proprio le pinete: dove ci sono i pini, c’è la possibilità che ci sia anche il fungo.
L’Appennino offre habitat simili, soprattutto dove a metà del Novecento si è rimboschito con i pini.
Stagioni e riconoscimento
In Toscana il periodo migliore per il Lactarius deliciosus va da fine settembre fino a novembre, con qualche fruttificazione che si spinge fino a dicembre se l’autunno resta mite e piovoso.
A differenza dei funghi primaverili che spuntano all’improvviso, il Lactarius deliciosus ha bisogno di piogge prolungate e di un calo delle temperature.
Le prime piogge autunnali importanti innescano la fruttificazione, ma serve pazienza: di solito devono passare 10-14 giorni dopo una buona precipitazione prima che i funghi compaiano in quantità apprezzabili.
Il riconoscimento è semplice, ed è anche questo a spiegare la popolarità di questo fungo tra i raccoglitori alle prime armi.
Il cappello va dall’arancione al rosa salmone, spesso con zone concentriche di colore più scuro che disegnano un motivo a bersaglio.
Gli esemplari giovani sono convessi con il margine arrotolato verso l’interno; con l’età si appiattiscono e sviluppano una depressione centrale, assumendo quella caratteristica forma a imbuto.
Le caratteristiche chiave per il riconoscimento sono:
Il lattice (latte) arancione. Quando tagli o spezzi la carne, dalla ferita esce subito un liquido di colore arancione. È questo il “deliciosus” del nome latino: il latte delizioso. Nessun fungo tossico delle nostre zone produce lattice arancione.
Il viraggio al verde. Con il tempo, le parti danneggiate diventano verdi. Non è proprio la trasformazione più appetitosa, ma è diagnostica. Un cesto di Lactarius deliciosus lasciato per un giorno mostrerà lividi verdi nei punti in cui i cappelli si sono toccati, impronte verdi dove li hai maneggiati, superfici di taglio verdi. È del tutto normale e innocuo.
Cosa ho imparato seguendo il Lactarius deliciosus
C’è una cosa che spiego sempre ai miei gruppi: i funghi sono degli indicatori, e imparare a leggere ciò che indicano ti insegna a guardare il bosco con occhi diversi.
Quando individuo un Lactarius deliciosus che sta spuntando, capisco subito diverse cose.
Ecco gli indicatori ambientali che questo fungo rivela:
Il pH del suolo è acido. I pini acidificano il terreno sottostante con la caduta degli aghi, e il Lactarius deliciosus prospera proprio in questa acidità. Se vedi popolazioni di Lactarius deliciosus in salute, stai camminando su un suolo acido: un’informazione preziosa per capire quali altre piante e quali altri funghi potresti trovare lì.
La rete micorrizica è sana. Una fruttificazione abbondante di Lactarius deliciosus indica che la rete fungina sotterranea è ben sviluppata e che i pini sono partner in buona salute. Una fruttificazione scarsa o assente può invece suggerire alberi stressati, condizioni di siccità o problemi del suolo.
Qualche nota geografica e culturale:
La varietà dei nomi in Toscana (rosselle, pennecciole) racconta quanto fosse localizzato, un tempo, il sapere sui funghi. Prima dei trasporti e delle comunicazioni moderne, ogni valle, ogni comune sviluppava la propria terminologia.
Questo fungo unisce le classi sociali. A differenza dei tartufi o dei porcini più pregiati, che raggiungono prezzi elevati, il Lactarius deliciosus è il fungo del popolo: abbastanza abbondante perché tutti possano partecipare alla raccolta.
L’etica dell’abbondanza
Un’ultima riflessione sul Lactarius deliciosus: l’abbondanza può ingannare.
È vero, in condizioni ottimali da una pineta produttiva puoi raccogliere diversi chili.
Ma ricordati che ogni fungo che cogli è il corpo fruttifero di un organismo molto più grande: il micelio che si dirama nel terreno.
Insegno ai miei gruppi a raccogliere in modo sostenibile:
Lascia gli esemplari più piccoli e quelli più vecchi, perché possano continuare a disperdere le spore.
Non raccogliere mai più di quanto riesci a conservare o consumare davvero.
Il Lactarius deliciosus tornerà il prossimo autunno, se rispettiamo il patto tra il fungo e il bosco.
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Attenzione!
Il contenuto di questo articolo punta a darti informazioni il più accurate possibile, ma va trattato per quello che è: semplicemente un articolo su internet.
Il riconoscimento dei funghi deve essere eseguito solo da esperti: un errore può avere conseguenze gravissime. Tentare di identificare un fungo da soli, senza esperienza, basandosi unicamente sul contenuto di questo articolo è fortemente sconsigliato.
