Coprinus comatus: il fungo che si scioglie
· di Stefano Gabryel

Coprinus comatus: l'agarico chiomato che si scioglie in inchiostro

C’è una frustrazione particolare che ogni cercatore di funghi conosce bene: trovare l’esemplare perfetto esattamente nel momento sbagliato.

Per me, quel fungo è da sempre il Coprinus comatus, l’agarico chiomato.

L’ho incontrato decine di volte durante i miei trekking guidati nell’Appennino Pistoiese e in giro per la Toscana, sempre all’inizio di un’escursione, quando so già che entro fine giornata quel candido cilindro immacolato si sarà ridotto a un po’ d’inchiostro nero in fondo al cestino.

Pur essendo del tutto commestibile e, a quanto dicono, delizioso, non ne ho mai assaggiato uno.

La finestra utile è semplicemente troppo stretta, e questo fungo non aspetta nessuno.

Un fungo che scrive da solo il proprio finale

Il Coprinus comatus si è guadagnato onestamente il suo nome di “fungo dell’inchiostro”.

Ciò che rende questa specie straordinaria non è solo il suo aspetto inconfondibile e chiomato, che ricorda la parrucca di un avvocato (uno dei suoi tanti nomi) o una pigna bianca, ma il suo modo di disperdere le spore.

A differenza della maggior parte dei funghi, che si limitano a lasciar cadere le spore dalle lamelle, il Coprinus comatus pratica l’autodigestione.

Il cappello si dissolve letteralmente da solo, dal basso verso l’alto, trasformandosi in un liquido nero e inchiostroso che gocciola via, portando con sé milioni di spore.

Questo processo, chiamato deliquescenza, comincia poche ore dopo che il fungo ha raggiunto la maturità.

Quella splendida colonna bianca che fotografi al mattino, entro sera sarà una pozza nera.

È un timer integrato dalla natura, e non perdona.

Dove e quando trovarli in Toscana

Dalle nostre parti il Coprinus comatus compare soprattutto in autunno, con una seconda fruttificazione primaverile, meno abbondante.

La stagione migliore va da settembre a novembre, in coincidenza con le prime piogge consistenti dopo la calura estiva.

A differenza di molti funghi commestibili pregiati che si nascondono nei boschi, gli agarichi chiomati sono colonizzatori opportunisti dei terreni smossi.

Li trovo lungo i bordi dei sentieri, nei campi agricoli lavorati di recente, vicino ai cumuli di compost degli agriturismi e persino mentre spuntano dalla ghiaia delle aree di sosta.

Si tratta di un saprofita: un decompositore che si nutre della materia organica morta nel terreno, anziché vivere in simbiosi con le radici degli alberi vivi.

Ecco perché non lo troverai mai esclusivamente sotto querce o castagni come i porcini.

Cercalo invece dove sono stati ammucchiati gli sfalci d’erba, dove il terreno è stato rivoltato di recente, oppure lungo le scarpate arricchite da residui organici.

Predilige in particolare i suoli ricchi di azoto, il che spiega la sua passione per le zone dove ha pascolato il bestiame o dove sono stati impiegati concimi organici.

La realtà micologica: perché continuo a perdere l’occasione

Ecco una cosa che ogni guida sa, ma di cui raramente si parla: la logistica di una giornata in montagna non sempre coincide con ciò che la natura offre.

Quando avvisto un gruppetto di Coprinus comatus perfetti alle otto del mattino, la mia giornata è appena cominciata.

Magari stiamo salendo per ammirare i colori dell’autunno sull’Appennino.

Nel momento in cui torno in quel punto, quei funghi bianchi e immacolati saranno già spariti nel nulla, come per magia.

Cosa rende speciale questo fungo

Nonostante la mia incapacità personale di riportarne a casa uno intatto, c’è molto da apprezzare in questo elegante fungo:

Caratteristiche uniche che lo distinguono:

  • Il processo di autodigestione produce vero e proprio inchiostro. Storicamente, questo liquido veniva mescolato con acqua e usato per scrivere e disegnare. Gli amanuensi medievali ricorrevano a volte all’inchiostro di fungo, e gli artisti contemporanei hanno riscoperto questa pratica per il suo nero intenso e indelebile.

  • È uno dei funghi selvatici più sicuri per i principianti. Il caratteristico aspetto bianco e chiomato, con le squame dai bordi neri, è praticamente impossibile da confondere con qualcosa di tossico, a patto di raccoglierlo giovane, prima che inizi la deliquescenza.

Note culinarie e culturali:

  • Il sapore è, a quanto dicono, delicato e gentile, ed è meglio prepararlo in modo semplice: saltato nel burro con un tocco d’aglio. Il segreto è cucinarlo subito. Alcuni cercatori portano con sé un piccolo fornelletto da campeggio proprio per preparare gli agarichi chiomati sul posto.

  • In Toscana è meno celebrato dei porcini o degli ovoli buoni, ma chi se ne intende lo apprezza per la sua consistenza inconfondibile quando è davvero fresco: soda e quasi croccante da giovane, del tutto diversa dalla consistenza molle degli esemplari ormai vecchi.

Il punto di vista del fotografo

Dal mio lavoro di fotografo della natura, il Coprinus comatus mi regala qualcosa di speciale.

La trasformazione dalla candida gioventù immacolata alla dissoluzione nera come l’inchiostro avviene abbastanza in fretta da poter essere documentata in una serie time-lapse.

Sono tornato sullo stesso gruppetto a intervalli di due ore, catturando il graduale arricciarsi verso l’alto dei bordi del cappello, l’oscurarsi dal basso, il modo in cui le lamelle sembrano sciogliersi nell’ombra.

In fondo, è una meditazione sull’impermanenza.

Questo fungo incarna il concetto buddhista di cui parlo spesso durante le mie escursioni dedicate alla mindfulness: tutto cambia, nulla resta immobile, la bellezza esiste proprio perché è effimera.

Lo fotografo, lo indico ai miei gruppi, spiego il suo curioso ciclo di vita.

Lo apprezziamo per ciò che è esattamente in quel momento: non per quello che potrebbe diventare in padella, ma per quello che è proprio adesso.

E poi proseguiamo il nostro trekking, sapendo che al tramonto quel fungo avrà portato a termine il suo scopo, dissolvendosi in inchiostro e terra, dopo aver disseminato milioni di spore per ricominciare il ciclo da capo.

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Attenzione!

Il contenuto di questo articolo punta a darti informazioni il più accurate possibile, ma va trattato per quello che è: semplicemente un articolo su internet.

Il riconoscimento dei funghi deve essere eseguito solo da esperti: un errore può avere conseguenze gravissime. Tentare di identificare un fungo da soli, senza esperienza, basandosi unicamente sul contenuto di questo articolo è fortemente sconsigliato.